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POSIZIONE GEOGRAFICA

La Comunità Montana dei Monti Dauni Meridionali è situata nel territorio interno sud-occidentale della Capitanata, al confine della Puglia con la Basilicata a sud-ovest e con la Campania ad ovest e nord-ovest; a nord si estende il territorio della Comunità Montana dei Monti Dauni Settentrionali e ad est la pianura del Tavoliere.
Il comprensorio amministrativo della Comunità è formato dai territori dei seguenti comuni: Bovino, che ne è il capoluogo amministrativo, Accadia, Anzano di Puglia, Ascoli Satriano, Candela, Castelluccio dei Sauri, Castelluccio Valmaggiore, Celle di San Vito, Deliceto, Faeto, Monteleone di Puglia, Orsara di Puglia, Panni, Rocchetta Sant’Antonio, Sant’Agata di Puglia, Troia. Tutti questi comuni contribuiscono alla formazione del comprensorio comunitario con l’intero proprio territorio, ad eccezione di
Ascoli Satriano e Castelluccio dei Sauri, inclusi solo in parte nella superficie comunitaria. Nonostante tale parzializzazione, le relazioni all’interno dei territori comunali sono talmente frequenti ed intensi che tutto il territorio comunale, anche se parzialmente appartenente alla Comunità montana, risente delle decisioni e delle scelte pianificatorie fatte in sede comunitaria. Tanto considerato, si può dire che il territorio reale della Comunità montana -sia ai fini programmatici che statistici- corrisponda alla superficie totale dei Comuni associati. Questa all’1/1/2000 contava una superficie di 1260 kmq., classificata dall’ISTAT come montagna interna (per circa 220 kmq.distribuiti in 7 comuni, di cui 6 totalmente montani), da collina interna (per 856 kmq.) e pianura (184 kmq.). (Fig. 1)
Ai fini programmatici (per cui rileva la classificazione definita dalle direttive CEE 268/75, 273/75 e 167/84) l’articolazione del territorio vede immutata la superficie montana, che resta pari al 17%, mentre quella svantaggiata ammonta a 407 kmq., cioè pari a circa un terzo, per cui la superficie residua equivale alla metà del territorio comunitario (633 kmq), come si evince dal prospetto riportato di seguito.

 

COMUNI

 

Territoriale

Superficie (Kmq.)

Montana

 

Svantaggiata

ACCADIA

30,48

30,48

=

ANZANO DI PUGLIA

11,12

11,12

=

ASCOLI SATRIANO

334,56

=

=

BOVINO

84,13

=

73,31

CANDELA

96,04

7,31

15,00

CASTELLUCCIO DEI SAURI

51,31

=

=

CASTELLUCCIO VALMAGGIORE

26,66

=

26,66

CELLE SAN VITO

18,21

18,21

=

DELICETO

75,65

=

66,23

FAETO

26,18

26,15

=

MONTELEONE DI PUGLIA

36,04

36,04

=

ORSARA DI PPUGLIA

82,23

68,93

=

PANNI

32,59

32,59

=

ROCCHETTA SANT’ANTONIO

71,89

=

71,90

SANT’AGATA DI PUGLIA

115,79

=

115,78

TROIA

167,21

=

38,17

TOTALE C. M.

1.260,09

230,83

407,05

 

Nei comuni associati alla Comunità Montana sempre all’inizio del 2000, risiedevano 45.361 abitanti con una densità media di 36 ab./kmq., pari ad un terzo del corrispondente indice provinciale e ad un settimo di quello regionale. La metà dei comuni si colloca al di sotto o intorno al suddetto valore medio e, comunque, solo Anzano si posiziona nettamente al di sopra del corrispondente dato provinciale e in linea con quello regionale (Tav. 1)

Il territorio della Comunità montana si presenta concentrato nel quadrante sud-occidentale della provincia di Foggia e, per configurazione fisica, si pone in continuità con i territori delle province di Benevento e di Potenza, poiché presenta caratteri climatici, geomorfologici, orografici, pedologici e floro-faunistici comuni a queste ultime aree e, nello stesso tempo, molto diversi da quelli del resto della Capitanata, costituito prevalentemente dal territorio pianeggiante del Tavoliere verso il quale il comprensorio amministrato dalla Comunità montana degrada in direzione est.

Il clima dell’area nell’ultimo ventennio ha risentito di mutamenti consistenti, che non sono altro che la proiezione locale delle variazioni climatiche intervenute alla scala planetaria. Il clima mediterraneo dell’area è caratterizzato da punte di intensa piovosità nel periodo autunno-inverno, e da alte temperature estive con conseguenti picchi di evapo-traspirazione. Specie nell’ultimo decennio, questa regolarità si è modificata conferendo al comprensorio una caratterizzazione di area sub-arida: la piovosità si è notevolmente ridotta, passando da valori compresi tra 800 e 1000 mm. a 600-800 mm. di media annua e facendo coincidere il massimo attuale con il minimo storico; l’innevamento è diventato modesto ed erratico rispetto al passato. I venti dominanti provengono dai quadranti settentrionali nel periodo autunno-inverno, e spirano da ovest e sud-ovest (favonio) nel periodo estivo con massima intensità tra le ore 12 e 18. Queste variazioni rendono ancora più problematico assicurare la stabilità dei terreni, dato che intervengono su una realtà tettonicamente instabile e, almeno nell’estrema fascia sud-orientale, soggetta a copertura vegetale molto discontinua a causa di una minore dotazione iniziale di boschi e del disboscamento praticato nel tempo.

Sotto l’aspetto geomorfologico l’Appennino Dauno si differenzia notevolmente dalla restante parte della Puglia e della Capitanata. Ai gradoni di faglie caratteristici delle aree garganiche e murgiane, e alle pieghe molto blande proprie del Tavoliere e della bassa collina, fa riscontro una grande varietà di configurazioni morfologiche nel comprensorio dei Monti Dauni e, proprio a questa si deve la variabilità del paesaggio. Si distinguono due zone differenti a caratteristiche sommariamente ricorrenti: quella sud-orientale è costituita da sedimenti marini appartenenti al ciclo di sedimentazione Plio-pleistocenico, quella occidentale è costituita da rocce fliscioidi permeabili, argille e sabbie, con alternanza di conglomerati e calcari detritici, facilmente alterabili a causa della scarsa permeabilità dei terreni (flysh e argille) e del ruscellamento superficiale .

L’orografia è disegnata dal letto di numerosi corsi d’acqua incassati in valli fortemente incise, che formano un reticolo idrografico a regime torrentizio e intersecano da ovest ad est il territorio della Comunità, delineandone parte dei confini. Al limite settentrionale, questa funzione è svolta dai torrenti Celone e S. Lorenzo, che nascono dal Monte Cornacchia (1152 metri) in agro di Faeto, al bordo meridionale dal fiume Ofanto che proviene dalla Campania. Tra questi scorrono i torrenti Sannoro e Lavella, che nascono dalle alture di Celle S. Vito e Orsara di Puglia e si gettano poi nel Cervaro con cui formano un tutt’uno in territorio di Castelluccio dei Sauri; i torrenti Carapellotto, Fragna e Carapelle, che partono dai monti di Accadia e Sant’Agata di Puglia prima di diventare un unico fiume. Sebbene la portata dei citati corsi d’acqua sia modesta se considerata singolarmente, nell’insieme rappresenta una risorsa che potrebbe essere opportunamente sfruttata.

La pedologia è fortemente accentuata e, pur oscillando intorno al valore mediano di 630 metri, va da un minimo altimetrico di 108 metri localizzato in territorio di Ascoli Satriano, ad un massimo di 1151 metri situato nell’agro di Faeto. I centri municipali sono allocati tra i 284 metri di Castelluccio dei Sauri e gli 842 metri di Monteleone di Puglia. Questo ampio intervallo è indicativo della complessità pedologica del suolo e della variabilità della giacitura del terreno, che agiscono da condizioni-base per la configurazione del paesaggio, in quanto l’equilibrio in un contesto di accentuata acclività dei terreni rende indispensabile la permanenza e la cura dei boschi. Questi, pur costituendo gran parte del patrimonio naturale endogeno, hanno subito nel tempo interventi purtroppo estesi di disboscamento e di messa a coltura alternativa (pascolo, cerealicoltura, ecc) o ancora di inserimento di specie alloctone, i cui limiti sono ben percepibili oggi sotto forma di fabbisogno di restauro boschivo e di sistemazione idrogeologica dei versanti. Infatti, qui si passa da zone i cui rilievi presentano accentuazioni piuttosto blande a zone dove la pedologia risulta aspra e con pendenze notevoli. L’estrema eterogeneità litologica determina una forte instabilità dei versanti che sono contrassegnati da intensi e frequenti movimenti franosi.

La diffusione territoriale, ancorchè discontinua, del bosco rende questo elemento una componente essenziale del paesaggio, caratterizzata da formazioni complesse e stabili sotto il profilo ecosistemico, con elementi di pregio ed habitat di interesse comunitario, come le foreste a galleria di Salix alba e Populus alba, e le popolazioni di orchidee selvatiche.

Vi sono, inoltre, specie vegetali rare, in via di ulteriore rarefazione a causa di ampi rimboschimenti con specie completamente estranee al contesto ambientale, che peraltro ne alterano le caratteristiche paesaggistiche. Tra le altre, che saranno citate in seguito nella relativa sezione specialistica, si ricordano l’Acero napoletano e l’Acero opale, il Fragno, il Frassino, vari tipi di querce, ed ancora l’Anemone appenninica, l’Iris di collina, il Tulipano selvatico.

Anche tra gli animali vi sono specie in pericolo di estinzione, quali l’Istrice, il Nibbio reale, il Lupo, la Lontra, per i quali il comprensorio della Comunità montana resta ormai uno dei rari esempi di habitat naturale non solo in Italia, ma anche in Europa. Grazie alla presenza di specie sempre più rare, il patrimonio floro-faunistico dei Monti Dauni Meridionali ricopre un ruolo di grande valenza naturalistica costituendo -almeno alla scala regionale e, per alcune specie, anche a livello di aerale mediterraneo- l’ultimo rifugio di specie animali e vegetali in pericolo di estinzione.

FIG. 1 - ZONA ALTIMETRICA E DENSITA’ DEMOGRAFICA AL 1999

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