| Il comprensorio comunitario
presenta ancora, nonostante le molte opere ed interventi antropici,
caratteristiche di naturalità per le quali è
quanto mai urgente l’applicazione di norme di tutela e conservazione
anche finalizzate all’utilizzazione economica delle risorse
endemiche.
Per questo la Regione Puglia ha inserito
i Boschi del Subappennino dauno meridionale nell’elenco delle
aree naturali protette, ai sensi della L.r. n.19/97. La scelta
regionale riguarda zone boscate residue di un esteso sistema
unitario, ormai irrimediabilmente frazionato, di grande interesse
naturalistico, localizzate negli agri dei comuni di Castelluccio
Valmaggiore, Celle San Vito e Faeto (inclusi dalla norma tra
i boschi del Sub-appennino dauno settentrionale) e di Accadia,
Anzano di P., Bovino, Candela, Deliceto, Monteleone di P.,
Orsara di P., Panni, Rocchetta Sant’Antonio e Sant’Agata di
P. (compresi tra i boschi del Sub-appennino dauno meridionale).
La diffusione territoriale, ancorché
discontinua, del bosco rende questo elemento una componente
essenziale del paesaggio, caratterizzata da formazioni complesse
e stabili sotto il profilo ecosistemico, con elementi di pregio
quali foreste a galleria di Salix alba e Populus
alba, foreste di Quercus ilex, tutte specie ed
habitat di interesse comunitario. Vi sono inoltre superfici,
spesso molto ridotte, popolate da varie specie di orchidee
protette dalla convenzione Cites e da altre specie rare, in
via di ulteriore rarefazione a causa di ampi rimboschimenti
con specie completamente estranee al contesto ambientale,
che peraltro ne alterano le caratteristiche paesaggistiche.
Attualmente sono frequentissime le utilizzazioni
irregolari e non compatibili con la salvaguardia di molte
delle specie autoctone, a causa della mancanza di piani di
gestione. Le uniche forme di protezione sono assicurate dall’esistenza
di Oasi, ma con la nuova legge regionale è prevista
l’istituzione di un parco che dovrebbe permettere di tutelare
le zone maggiormente minacciate dalle attività antropiche.
Nelle more di istituzione del parco, sono
già state presentate delle proposte per attivare misure
di protezione degli habitat in pericolo e per istituire, quali
misure urgenti di riqualificazione ambientale, delle aree
faunistiche dirette a favorire il ripopolamento di specie
animali in pericolo di estinzione, quali il Nibbio reale (Milvus
milvus), il Lupo (Canis lupus), la Lontra (Lutra
lutra).
La diffusione territoriale di ambienti naturalistici
di pregio permette di ipotizzare la formazione di circuiti
naturalistico-ambientali a tema, che associno il godimento
dell’ambiente circostante, l’osservazione delle specie, l’escursionismo
sportivo e scientifico, quali i percorsi di:
- Birdwatching e istruzione(osservazione ed auscultazione);
- Escursionismo sportivo (a piedi, a cavallo, in mountain
bike);
- Tradizioni locali (oggetti, odori, sapori della natura);
che dovranno essere sostenuti da interventi
di ordine strutturale, come:
- la redazione di piani di assestamento;
- la ricomposizione e l’ampliamento dei demani comunali;
- l’estensione delle superfici forestali a specie autoctone;
- l’esecuzione di interventi di rinaturalizzazione e restauro
ambientale;
- la realizzazione di opere di difesa del suolo e di sistemazione
idraulica (laghetti collinari).
Le tradizioni gastronomiche locali sono particolarmente
apprezzate dai visitatori, per cui si è ritenuto coinvolgere
l’area comunitaria in un circuito eno-gastronomico, attualmente
in fase di avanzata realizzazione da parte della Provincia
di Foggia, relativo alle strade dell’olio extravergine di
oliva a DOP Dauno (Misura 4.3.2 del POP Puglia 1994/99)
Il circuito dell’olio coinvolge, quali effettivi
componenti della strada, tutti gli operatori del settore:
aziende olivicole, oleifici cooperativi, frantoi aziendali,
elaioteche, musei dell’olio di oliva o etnografici o della
civiltà contadina, aziende agrituristiche e aziende
agricole specializzate in produzioni tipiche. Considerata
la sua trasversalità, tale circuito può indirettamente
favorire la valorizzazione delle produzioni locali, in particolare
di quella biologica.
L’olio è soltanto uno dei prodotti
che possono confluire in circuiti di questo tipo. Non vanno
dimenticati, infatti, prodotti locali che hanno un elevato
grado di qualità come:
- derivati del latte (mozzarelle, scamorze, caciocavallo,
ricotta);
- derivatiti della pastificazione (pane in numerose varianti,
biscotti, taralli e pasta);
- salumi tipici (prosciutti e salsicce) e carni anche di
animali allevati allo stato brado.
La polverizzazione dei produttori dei beni
a pasta filata ma anche di pane, taralli e biscotti -in genere
costituiti in micro-aziende a conduzione familiare- richiede
di elaborare protocolli di produzione utili per la formalizzazione
di marchi di qualità, in quanto i mercati chiedono
anche per prodotti noti per le eccezionali qualità,
sebbene di quantità limitate, una certificazione trasparente
dei processi e dei prodotti utilizzati per la loro lavorazione.
In mancanza di questi strumenti di trasparenza, beni come
quelli provenienti dall’area comunitaria vanno ad arricchire
la qualità di beni prodotti con criteri e in quantità
industriali. Per esempio, la gran parte del grano duro prodotto
in loco -ingrediente principale per la produzione di pasta-
viene inviato per la lavorazione al di fuori della Comunità
montana, in quanto esistono produzioni di pasta nei formati
locali, limitate sia per varietà che per quantità,
che vengono resi disponibili spesso solo su ordinazione.
Per valorizzare non solo il singolo prodotto
ma la cultura alimentare dell’area e quindi recuperare e trasmettere
odori e sapori del territorio, potrebbero svolgere il ruolo
di veicoli quegli esercizi che si occupano di ristorazione,
in particolare le aziende agrituristiche, purché il
consumatore sia garantito da protocolli di produzione. Ciò
implica la disponibilità di adeguate professionalità
sia nella produzione diretta che nei servizi collaterali di
promozione, commercializzazione, accoglienza e dimostrazione,
funzioni che o non esistono o stanno scomparendo.
1.8.3 L’offerta turistico-ricettiva
La struttura turistico-ricettiva della
Comunità montana presenta tutt’oggi i caratteri di
una ospitalità casuale e di breve durata, formatisi
storicamente conformandosi ad una domanda di passaggio.
Esercizi alberghieri secondo la capacità
ricettiva e la categoria al 30 giugno 2000
|
COMUNI |
Esercizi
N. |
Camere
N. |
Posti
letto
N. |
Bagni
N. |
1
Stella
N. |
2
Stelle
N. |
3
Stelle
N. |
4-5Stelle
N. |
| ACCADIA |
1 |
18 |
26 |
18 |
- |
1 |
- |
- |
| ANZANO DI
PUGLIA |
- |
- |
- |
- |
- |
- |
- |
- |
| ASCOLI SATRIANO |
1 |
|
46 |
24 |
- |
1 |
- |
- |
| BOVINO |
2 |
69 |
109 |
61 |
- |
- |
2 |
- |
| CANDELA |
1 |
13 |
20 |
8 |
1 |
- |
- |
- |
| CASTELLUCCIO
DEI SAURI |
- |
- |
- |
- |
- |
- |
- |
- |
| CASTELLUCCIO
VALM.RE |
1 |
7 |
13 |
3 |
1 |
- |
- |
- |
| CELLE SAN
VITO |
- |
- |
- |
- |
- |
- |
- |
- |
| DELICETO |
- |
- |
- |
- |
- |
- |
- |
- |
| FAETO |
1 |
17 |
31 |
17 |
- |
- |
1 |
- |
| MONTELEONE
DI PUGLIA |
- |
- |
- |
- |
- |
- |
- |
- |
| ORSARA DI
PUGLIA |
1 |
15 |
26 |
9 |
1 |
- |
- |
- |
| PANNI |
- |
- |
- |
- |
- |
- |
- |
- |
| ROCCHETTA
S. ANTONIO |
1 |
10 |
24 |
6 |
1 |
- |
- |
- |
| SANT'AGATA
DI PUGLIA |
1 |
10 |
24 |
10 |
- |
- |
1 |
- |
| TROIA |
1 |
10 |
18 |
10 |
1 |
- |
- |
- |
| COMUNITA’
MONTANA |
11 |
195 |
329 |
160 |
5 |
2 |
4 |
- |
| PROVINCIA |
233 |
8.649 |
17.332 |
8.468 |
34 |
71 |
139 |
21 |
Fonte: Regione Puglia, Assessorato al Turismo.
L'offerta di ricettività extra-alberghiera
riesce ad integrare e diversificare anche significativamente
la capacità alberghiera, dal momento che si aggiungono
7 esercizi (3 aziende agrituristiche e 4 affittacamere) e
68 posti letto; cioè si ottiene un incremento in termini
di unità locali di circa due terzi e di posti letto
intorno ad un quinto. Nel caso della ricettività extra-alberghiera,
la dimensione media in termini di posti letto/esercizio (intorno
a 10) è sostanzialmente in linea con il dato provinciale,
ma ben al di sotto del corrispondente dato regionale (20 posti
letto), come si ricava dal seguente prospetto. Tale differenza
è determinata dalla dimensione media delle aziende
agrituristiche, che in Puglia raggiunge i 30 posti letto.
Stando ai dati esposti, sembrerebbe che -sia pure indirettamente-
le strutture che permettono di ottenere fonti integrative
di reddito del produttore agricolo o di valorizzazione turistica
dei prodotti agricoli, come quelle agrituristiche, rappresentano
l’evoluzione più positiva dell’offerta ricettiva locale,
evidentemente suggerita dall’andamento quantitativo e qualitativo
della domanda. Del resto, a giudicare dalla loro dimensione
anche gli esercizi adibiti ad affittacamere non dovrebbero
essere l’unica fonte produttiva di reddito per i rispettivi
conduttori, anche perché la tipologia di affittacamere
rappresenta una forma non specializzata di ricettività
turistica, specie in un’area a forte attrattività stagionale.
In conclusione, lo sviluppo delle attività
turistiche ed i servizi connessi può costituire un
reale percorso di crescita e di promozione economica della
Comunità montana, ma richiede alcune precondizioni
che non sono presenti nell’area in osservazione.
Esercizi extra-alberghieri secondo la tipologia
e la capacità ricettiva al 30/6/2000
|
COMUNI |
Complessi
turistici |
Aziende
agrituristiche |
Affittacamere |
| |
N. |
Posti
letto |
N. |
Posti
letto |
N. |
Posti
letto |
| ACCADIA |
- |
- |
- |
- |
1 |
6 |
| ANZANO DI
PUGLIA |
- |
- |
- |
- |
- |
- |
| ASCOLI SATRIANO |
- |
|
- |
- |
1 |
6 |
| BOVINO |
- |
- |
- |
- |
- |
- |
| CANDELA |
- |
- |
1 |
16 |
1 |
12 |
| CASTELLUCCIO
DEI SAURI |
- |
- |
- |
- |
- |
- |
| CASTELLUCCIO
VALM.RE |
- |
- |
- |
- |
- |
- |
| CELLE SAN
VITO |
- |
- |
- |
- |
- |
- |
| DELICETO |
- |
- |
- |
- |
- |
- |
| FAETO |
- |
- |
- |
- |
1 |
12 |
| MONTELEONE
DI PUGLIA |
- |
- |
2 |
16 |
- |
- |
| ORSARA DI
PUGLIA |
- |
- |
- |
- |
- |
- |
| PANNI |
- |
- |
- |
- |
- |
- |
| ROCCHETTA
S. ANTONIO |
- |
- |
- |
- |
- |
- |
| SANT'AGATA
DI PUGLIA |
- |
- |
- |
- |
- |
1 |
| TROIA |
- |
- |
- |
- |
- |
- |
| COMUNITA’
MONTANA |
- |
- |
2 |
32 |
4 |
4 |
| PROVINCIA |
169 |
71.137 |
26 |
595 |
130 |
1.041 |
Fonte: Regione Puglia, Assessorato al Turismo.
Tali requisiti minimi possono essere conseguiti
attraverso interventi integrati, come:
- la formazione di personale specializzato e preparato per
le visite guidate;
- la formalizzazione dei circuiti di cui si è detto;
- l’informazione e la pubblicità delle ricchezze
disponibili, dei percorsi di accesso e delle modalità
di visita, sia attraverso strumenti tradizionali che mediatici;
- la definizione di giorni di apertura per favorire l’accesso
anche ai residenti organizzati (scolaresche, associazioni,
anziani);
- l’uso di politiche di prezzo, come il prezzo cumulativo
per più servizi e per circuiti, con la previsione
di servizi di degustazione di specialità gastronomiche
e relativa dimostrazione.
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